Quando Noè riempì l’arca con gli animali non distinse tra autoctoni ed alloctoni e questo perché il fine era preservare la vita, tutta la vita, e non può essere che un controsenso, un’incongruenza filosofica, uccidere pesci per salvare un ecosistema… Oggi non stiamo cercando di salvare la “Vita”, ma solo una manifestazione di questa, la fauna originaria. L’inquinamento, il disagio ambientale, origina solo da due cose: ignoranza e egoismo, e questa “caccia alle streghe”, questo enfatizzare l’alloctono come male appare sempre più come una questione politica piuttosto che “ambientale”; assomiglia sempre più a quel egoismo da cui originano i mali dell’ambiente: il volere la fauna autoctona nonostante le mutazioni ambientali, il volere tutelare l’interesse dei pescatori di mestiere e i mercati, il guadagnare attraverso le sanzioni, il trovare un capro espiatorio… Sembra che l’alloctono serva a distrarre da problemi più gravi e a garantire la sopravvivenza di alcune branche amministrative. Rimangono però i dati di fatto, le osservazioni obbiettive che ogni utente dei bacini idrografici italiani può fare; le leggi, l’insieme di norme che mirano al contenimento degli alloctoni si è rivelato un fallimento, causando mali peggiori della minaccia “aliena”. Però, in virtù dell’umano egoismo hanno generato denaro “privato”, e forse solo questo conta… Nella nostra “sub-cultura” ecologica, la massa crede che il fiume sia una risorsa inesauribile, infinita, capace di subire ogni oltraggio ed incassarlo: chimica selvaggia ed incontrollata, captazioni idriche, prelievi di ghiaia, uccisioni indiscriminate di pesci, per essere venduti, per essere trofei, o peggio di tutto, perché ritenuti “indesiderati”…

Ma se oggi ci privassimo degli alloctoni, siamo sicuri che le nostre acque potremmo definirle vive? Egoismo a parte, interessi esclusi, siamo sicuri che accettare la mutazione della nostra fauna ittica sia un male? E’ possibile che lo spauracchio di una multa di 100 euro sia sufficiente a farmi vincere l’orrore di uccidere e gettare in un cassonetto un Amur o un’Aspio?

Uccidere un animale che ha solo due colpe: aver abboccato al mio amo ed essere considerato alloctono… Uccidere un pesce che nel novanta per cento dei casi non può essere destinato all’alimentazione umana, e che quindi muore solo in ragione del nostro egoismo. Se da un lato è vero che bisogna adoperarsi perché gli alloctoni non colonizzino nuove aree, in quelle dove sono oramai una realtà consolidata, qualsiasi intervento di contenimento operato o si è ripercosso sul ecosistema o sul pescatore sportivo, e pesci e pescatori in questi anni hanno una cosa in comune: entrambi sono muti. Che differenza c’è tra non andare a pesca e reimmettere il pesce? Cosa cambia per l’ambiente? Cambia però quanto incassa il redattore della norma che vieta il rilascio… La soluzione quindi può arrivare solo attraverso un’informazione corretta e obbiettiva, una valutazione che tenga conto di tutto il panorama ecologico e una gestione integrata e generale del fenomeno, lontana da quella attuale che permette ad ogni singola provincia, ad ogni “feudo” di frazionare con iniziative singole ed approssimative un biotipo che è collegato ed unitario, e spingersi a cercare soluzioni costruttive anziché organizzare battute di “pulizia ittica” degne di una mentalità specista. Il “male” alloctono può quindi divenire, in quelle acque che oramai li ospitano in modo stabile, una risorsa da integrare e contenere ad esempio attraverso una politica di valorizzazione del turismo e dello sport, mentre i trascorsi tredici anni di norme “ammazza pesci” non hanno prodotto nulla: gli alloctoni ci sono ancora e i nostri ambienti acquatici sono ancora “terra di nessuno”. Continuando a gestire in questo modo la nostra fauna ittica tra qualche decennio oltre agli autoctoni rimpiangeremo anche gli alloctoni, considerato che ogni opera di tutela e studio dei pesci non coinvolge neanche il 3% delle nostre acque mentre industria, agricoltura, edilizia e produzione di energia elettrica hanno la priorità su ogni goccia d’acqua del nostro paese. La vita che è sopravvissuta è “aliena” e cosa fanno le amministrazioni provinciali alla luce di questa considerazione? Emanano leggi per ucciderla…

Di Gianluca “il Basco” Milillo

fonte: http://www.grupposiluro.it/Varie/Considerazione_alloctoni.htm

 

Un Commento a “Le specie aliene e la “caccia alle streghe””

  • admin:

    Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di un gruppo – o meglio, una setta – su facebook che va sotto il nome “no alle specie alloctone in Italia” che inneggia allo specismo, alle uccisione e torture di animali ma anche diffama, denigra, insulta altre persone senza conoscerle. Si tratta spesso di pseudoscienziati frustrati che non avendo argomenti e morendo di invidia per chi invece ha competenze e ampie vedute (ma non ha interessi istituzionali) con un approccio innovativo, giusto ed efficace sotto tutti gli aspetti. Qualcuno di quel gruppo ha osato sprovvedutamente dare del creazionista a chi ha postato l’articolo in questione sul nostro sito…caspita che argomentazioni! peccato che non abbiano letto e capito nulla di quanto riportato e che si tratta solo di una considerazione prelevata da una fonte scritta in calce al medesimo. Ah ma poveretti, gli accademini non riescono a vedere al di la del proprio naso. E siamo messi proprio male. Però a loro si deve dare atto di una cosa: che le specie alloctone si sono diffuse in maniera più capillare proprio grazie alle loro incapacità! Ma per nascondere questo iniziano a dare colpe a destra e a manca. Noi abbiamo compassione di loro e siamo disposti anche ad aiutarli, non a eradicarli. Da notare che in effetti chi è dentro tali sette non disdegna nemmeno – a rigor di logica e principio – il razzismo e quanto la storia ci ha lasciato in eredità. A noi personalmente fa venire i brividi. Spetterà loro dimostrare che non è così.

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